La nostra storia raccontata da voi!
Quando uno di voi racconta la storia della sua vita e questa stessa storia è quella di Citroën, è sempre una grande emozione. Oggi abbiamo il grande piacere di ospitare quindi la storia di Federico Olivi, uno di voi, uno di noi che ha tanto da raccontarci. L’occasione è stata la tavola rotonda dedicata ai “Vent’anni di Citroën DS”, organizzata pochi giorni fa dal Centro Documentazione Storica Citroën in Alto Adige. Poiché le nostre parole non riuscirebbero a raccontare degnamente questa storia lasciamo la parola direttamente a Federico e ai sui “modellini”.
Come dicevamo, l’incontro è avvenuto in Alto Adige in occasione di un evento attraverso cui è stata ripercorsa la storia della DS19 dal concepimento, iniziato nel 1935, sino all’aprile del 1975, quando l’ultima DS lasciò le catene di montaggio dello stabilimento Citroën di Quai de Javel a Parigi.
Per quei pochi di voi che non la conoscessero, la Dea (la sigla DS pronunciata in francese si legge déesse, che appunto significa dea) è tra le auto d’epoca che riscuotono maggior successo tra gli appassionati: in vent’anni ne sono state prodotte quasi un milione e mezzo e anche nel nostro Paese la “dea” conta migliaia di fan. Quello che ci stupisce però è che la storia di questa vettura è perlopiù avvolta nel mistero: persino il nome dello stilista, autore delle linee della DS, l’italiano Flaminio Bertoni, rimase a lungo nell’ombra, così come l’identità di Paul Magés: l’inventore delle sospensioni idropneumatiche!
Forse proprio tutto questo continua a generare la “magia”. Non a caso, Roland Barthes, parlando proprio della DS, scrisse: «credo che oggi l’automobile sia l’equivalente abbastanza esatto delle grandi cattedrali gotiche: voglio dire una creazione d’epoca, concepita appassionatamente da artisti ignoti, consumata nella sua immagine, se non nel suo uso, da tutto un popolo che si appropria con essa di un oggetto perfettamente magico».
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