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Citroën Ami6: quando l’auto diventa arte

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marzo 30, 2011 - 11:07 am

Il 17 marzo scorso, il Conservatoire del Patrimonio della Marca Citroën di Parigi ha consegnato al Museo Flaminio Bertoni di Varese, un esemplare di Citroën Ami 6 perfettamente restaurata, celebrandone così il cinquantesimo compleanno il giorno stesso in cui si sono festeggiati 150 anni dell’unità di Italia.

Il Conservatoire parigino infatti, oltre ad ospitare la più grande collezione Citroën al mondo, è anche il più importante “centro benessere” di alcuni esemplari che hanno fatto la storia di Citroën e dell’auto. Il Museo Bertoni, invece, ospita tutte le creazioni del designer di Varese, l’ultima delle quali fu proprio l’Ami 6. L’incontro tra questi due “luoghi di culto” di Citroën, celebra così il compleanno di questa vettura che nel 1966 fu l’auto più venduta in tutta la Francia. Grazie alla sua ricerca stilistica anticonformista e controversa, l’Ami 6 esprime perfettamente l’originalità e la créative tecnologie di Citroën, esattamente come altre auto storiche: la Traction, la 2CV e la mitica DS.

Ad “accogliere” l’Ami 6 al suo arrivo erano presenti Pierguido Baj, presidente dell’Associazione Internazionale Flaminio Bertoni, Leonardo Bertoni, figlio di Flaminio, e Renato Castelli che, insieme ad Alberto Bertoni, sono gli organizzatori del Museo. Tutti entusiasti di poter ospitare questo modello che resterà esposto per tutti i visitatori, gli appassionati, i progettisti e i designer che vogliano scoprire o riscoprire le sue linee uniche e non convenzionali.

Per chi di voi non conoscesse la storia di questo modello, deve sapere che l’Ami 6 nacque nel 1961 ed è stato l’ultimo modello “firmato” da Flaminio Bertoni: designer italiano famoso in tutto il mondo e la cui impronta di stile è stata visibile anche in tanti altri modelli progettati durante gli anni ’60, disegnati dai suoi successori. La Citroën Ami 6 nacque con l’obiettivo di offrire una vettura per la gamma media, con un investimento il più possibile contenuto.

Infatti, l’Ami 6 (e poi Ami 8, Dyane e Mehari) nacque dal pianale della 2CV con la meccanica direttamente derivata da essa e con il motore bicilindrico contrapposto portato a 602 cm3. Secondo la critica dell’epoca, Bertoni disegnò una linea “barocca e sconcertante”, ma non gratuita, contenente elementi originali e insieme pratici.

Il lunotto rovesciato, per esempio, fu una novità assoluta che aveva la precisa finalità di creare lo spazio per il baule posteriore. Tenuta di strada e comfort vennero apprezzati da tutti. Si parlerà infatti di 2CV “borghese”, anche se il vero successo verrà con la Break (1964), dalle stesse caratteristiche meccaniche ma con un  range di possibilità molto esteso per l’epoca. Basti pensare alle due versioni “Turismo” e “Comfort” a quattro o cinque posti, oltre a quella “commerciale”, che la resero ideale sia per usi familiari che professionali. Tanto che resterà in produzione con altre evoluzioni limitate fino al 1969, quando sarà sostituita dalla Ami 8 con la sua versione break, entrambe più neutre stilisticamente rispetto alla capostipite e di notevole successo sul mercato italiano. Dall’Ami 8 deriverà anche l’Ami Super (1973), dotata del motore di 1015 cm3 della GS e che resterà in produzione fino al 1976. Con l’ultima Ami 8 (1979), la famiglia Ami supererà 1.810.000 esemplari, dei quali 1.035.866 Ami 6. Al totale si possono aggiungere i 267 esemplari di M35, il prototipo con motore a pistone rotativo monorotore di 995 cm3, dotato di sospensione idropneumatica e carrozzeria derivata dalla Ami 8.

Dopo questa panoramica sulla storia di Citroën Ami 6 e delle sue “sorelle” più giovani, vi lasciamo a qualche immagine del museo e di altre vetture splendide esposte.