André Citroën e la Tour Eiffel

Citroen-C3-Eiffel-02

Ricorre oggi il 126° anniversario dell’inaugurazione della Tour Eiffel, elemento imprescindibile del fascino della capitale francese.

Maurizio Marini del Registro Italiano Auto Storiche Citroën (RIASC) ci racconta la storia della torre, del pioniere e delle insegne luminose.

La torre era parte integrante delle fantasie del piccolo André Citroën che l’aveva vista nascere, spiando giorno dopo giorno i lavori dell’immenso cantiere.

Jacques Wolgensinger, nella sua biografia di André Citroën, racconta che un giorno del 1923 la signorina Jeunot, segretaria dell’industriale, annunciò la visita di un certo Jacopozzi.

Fernando Jacopozzi, di chiare origini italiane, era il genio delle insegne luminose, l’uomo che durante la prima guerra mondiale, con delle lampadine, aveva “ricostruito” un pezzo di Parigi (compresa una stazione ferroviaria) per ingannare gli Zeppelin tedeschi.

Jacopozzi veniva da Citroën per proporgli una cosa semplice: illuminare la Tour Eiffel scrivendo il nome C-I-T-R-O-Ë-N sui quattro lati del monumento.

Progetto bellissimo, ma costosissimo e Citroën rimase titubante e prese tempo.

Durante questa pausa, un buffo signore vestito come la caricatura di un gangster americano si presentò presso la società che gestiva la Tour. Era un emissario di Henry Ford, era lì per comprare la torre, perché il servizio informazioni della casa americana aveva frainteso certe voci ed il magnate statunitense credeva che Citroën stesse per acquistare il simbolo di Parigi.

L’idea era addirittura quella di smontare la torre e portarla negli Stati Uniti… Informato del grossolano errore, l’americano chiese allora di scrivere il nome di Ford sulla torre ma nel frattempo André Citroën aveva deciso.

Jacopozzi, felicissimo, diede il via all’operazione. Una sciocchezzuola da 200.000 lampadine, collegate da 100.000 m di cavo elettrico. Le lettere che componevano il nome Citroën erano alte trenta metri, al secondo piano della torre c’erano otto Double Chevron, ciascuno dei quali misurava oltre 1.200 m² di superficie.

Per montare tutto, Jacopozzi assoldò una squadra di acrobati da circo, funamboli, pompieri e persino i gabbieri della Marina Militare Francese.

Sterratori, muratori, carpentieri ed elettricisti -racconta ancora Wolgen- coordinati dal caposquadra Lecomte, lavorarono giorno e notte, arrivando a costruire ai piedi della torre anche una centrale elettrica da milleduecento chilowatt che trasformava la corrente alternata a 12.000 volt per alimentare l’impianto.

Il quattro luglio, alla sera, Lecomte abbassò l’interruttore generale e la torre, per la prima volta dal 1889, quando fu illuminata per qualche secondo dai fuochi d’artificio, tornò ad accendersi come un grande falò arabescato e sormontato da una fiaccola rossa. Poi le lettere, una ad una, composte di stelle a cinque punte che diveninvano comete. Ancora gli archi, sottolineati in rosso ed i Double Chevron. Infine le lettere C-I-T-R-O-Ë-N.

Da quel giorno, durante l’esposizione delle arti decorative del 1925, tutte le sere lo spettacolo si ripeté puntualmente. Poi ogni domenica, con i motivi che cambiavano forma ad ogni salone dell’automobile. Nel 1933 la torre fu vestita con il più grande orologio al mondo: un quadrante alto venti metri che indicava l’ora con lancette e cifre luminose.

Nel 1934 fu aggiunta la temperatura, grazie ad un termometro alto cinquanta metri.

Il sogno del bambino André Citroën s’era finalmente realizzato.