La memoria del genio: intervista al Museo Flaminio Bertoni

È il più celebre fra i designer Citroën, progettista di alcuni fra i modelli più amati del marchio: da qualche anno, l’opera di Flaminio Bertoni è raccolta in un museo che porta il suo nome a Varese, la sua città natale.

Abbiamo chiesto a Gianni Perotti, ufficio stampa del Museo Flaminio Bertoni e direttore della rivista Bertoni Design, di parlarci del museo, della sua storia e degli eventi in corso.

 

Il museo è stato fondato in tempi molto recenti, dato che la sua apertura risale solo al 2007. Come nasce, e con quali intenti?
Il figlio di Flaminio Bertoni, Leonardo, unico erede delle opere del padre, ha riportato in Italia molte delle sue opere. Attraverso l’appassionato interesse dell’avv. Francesco Ogliari, varesino, ex assessore della Cultura al Comune di Milano, uno dei maggiori esperti di storia delle comunicazioni e dei trasporti stradali e ferroviari italiani, creatore e proprietario del Museo dei Trasporti di Ranco, Leonardo Bertoni ha coinvolto la Provincia di Varese nell’apertura di un Museo che celebrasse la figura del padre scultore, designer, inventore nonché capo dell’Atelier Citroën di Parigi.  Attualmente il Museo conta sul lavoro di volontariato di due esperti curatori e direttori scientifici: Renata Castelli e Alberto Bertoni (non parente dell’artista). Il Museo organizza mostre, ricerche, pubblicazioni relative alle opere di Flaminio, una personalità complessa, multimediale, molto conosciuta in Francia ma pressoché sconosciuta in Italia.

La collezione è molto vasta. Come siete riusciti a metterla insieme?
Una parte di questo patrimonio è rimasta di proprietà di Leonardo Bertoni e del figlio Moreno, mentre una parte è confluita nel Museo tramite una associazione appositamente creata, l’Associazione Internazionale Flaminio Bertoni, un organismo che ha uno statuto e opera in forma di volontariato. La parte rimasta di proprietà di figlio e nipote è in vendita sul mercato dell’arte e destinato probabilmente ai mercati più ricchi di Svizzera, Germania e Olanda.

Il patrimonio del Museo viene continuamente indagato, studiato, esposto, pubblicato attraverso mostre ed eventi culturali. Al momento, in occasione del 110° anniversario della nascita di Bertoni, è in corso una mostra di 9 disegni originali di Flaminio relativi allo studio e alla definizione della Citroën DS, disegni prestati dal Conservatoire Citroën di Parigi, che ha anche fornito le auto attualmente esposte al museo: 2CV, Traction Avant, DS e Ami6.  Contemporaneamente è stata organizzata, sempre nei locali del museo varesino, l’esposizione di una particolarissima vettura: la 2CV che nel 1956 ha compiuto il giro del mondo senza scalo. L’ auto è prestata dal museo de La Sartre di Le Mans e rimane esposta fino alla fine di ottobre 2013.

Finora, Flaminio Bertoni è stato una figura nota più che altro agli appassionati di auto, ma il percorso museale mette in luce anche il lato più prettamente artistico della sua produzione, con sculture e disegni chiaramente influenzati dal cubismo e dal futurismo.
Il lavoro di stilista e designer di auto presso l’Atelier Citroën di Parigi dal 1931 al 1964, anno della morte, è servito a Flaminio per vivere e per affermarsi economicamente. Ma l’ambizione di Bertoni fu sempre quella di essere riconosciuto in ambito internazionale come scultore, pittore, architetto del suo tempo. La sua figura artistica a tutto tondo fu tra i protagonisti della vita culturale della Parigi artistica sia prima sia dopo la guerra. La sua cifra stilistica è molto personale e opera sempre nel campo della forma e dei volumi. Particolarmente interessante la sua scultura di cui al Museo esistono parecchie opere: ritratti, sculture di nudi, gruppi di atleti, nonché machette di auto, progetti, invenzioni.

Qual è il pezzo forte del museo?
Gli oggetti sui quali si ferma maggiormente l’attenzione del pubblico sono ovviamente le vetture. L’aspetto artistico è per ora quello meno indagato e meno valorizzato a causa delle sua scarsa conoscenza da parte dei maggiori critici dell’arte. A parte Philippe Daverio, suo conterraneo, pochi in Italia ancora si sono per il momento interessati alla figura di Bertoni, benché sia stato vincitore di parecchi Prix De Rome negli anni 1930/40. In Francia Bertoni ha esposto insieme a De Pisis, Morandi, Modigliani. Attualmente il Museo sta mettendo a punto il catalogo delle opere arrivate in Italia. Uno sforzo notevole di catalogazione e di collocamento nel tempo che necessiterebbe di uno sponsor per poter approdare ai fasti di una pubblicazione degna dell’importanza dell’artista.

Che tipo di visitatori avete? Più giovani o più anziani?
Il Museo è visitato da molte scuole, Licei artistici, associazioni. A questo pubblico giovane si aggiunge il popolo dei vecchi estimatori delle auto bertoniane: semplici nostalgici ma anche appassionati curatori di auto storiche, restauratori, collezionisti.

Avete in programma attività speciali?
Quest’anno il calendario delle manifestazioni è pieno di eventi e appuntamenti: la mostra “Come nasce una DEA” è attualmente al museo e rimane aperta fino al 30 ottobre. Seguiranno un importante raduno di collezionisti in occasione della Varese-Campo dei Fiori 13-14 luglio e l’inaugurazione degli spazi espositivi del Concessionario Citroën – Armando a Cuneo il 21-22 settembre. Infine, è in programma un seminario internazionale sulla figura di Flaminio Bertoni presso la sede della Provincia di Varese: 3 giorni di conferenze e dibattiti dal 8 al 10 novembre con interventi di storici dell’auto, antichi collaboratori francesi di Flaminio Bertoni all’Atelier Citroën di Parigi, esponenti del Conservatoire Citroën Francia e di Citroën Italia.

C’è qualcosa che il museo non possiede e che vorreste moltissimo avere in sede? Qualche modello che manca, un pezzo introvabile?
Il Museo Bertoni avrebbe bisogno solo di una sede degna della figura del grande designer ed artista varesino. Il Museo è attualmente ospitato nei locali della Provincia, una sede inadatta ad una operatività a livello internazionale come meriterebbe. Inoltre l’Associazione Flaminio Bertoni vive economicamente con un piccolo finanziamento operato dalla Provincia di Varese, istituzione destinata ad essere assorbita, come tutti sanno, da altri organismi non ancora chiaramente delineati.

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